Marina della Lobra, attesa per i risultati del sopralluogo dei tecnici della Soprintendenza

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Archeologia subacquea.

 

Ieri mattina
di Antonino Siniscalchi
 
I resti di una villa Patrizia o un antico santuario? Ipotesi, solo ipotesi. Rimarranno tali fino a quando i tecnici della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell’area metropolitana di Napoli non avranno esaminati i rilievi subacquei effettuati ieri mattina, insieme a due sommozzatori del gruppo dei volontari della Protezione civile di Massa Lubrense. Ovviamente, dal sopralluogo, non è trapelata nessuna indiscrezione sulle origini dei reperti archeologici rinvenuti nello scorso mese di settembre nello specchio d’acqua che circonda il porticciolo di Marina della Lobra, nel circondario della Riserva marina protetta di Punta Campanella. Il sopralluogo dei tecnici della Soprintendenza era stato richiesto dai vertici del Parco marino per una attenta valutazione dei reperti presenti tra una profondità di tre e nove metri in una vasta area di notevole valenza archeologica. I sub di Massa Lubrense, su segnalazione di un appassionato frequentatore dei luoghi, poco più di un mese fa, si erano trovati davanti in un gran numero di blocchi lapidei cesellati in varie forme e dimensioni. L'Archeoclub di Massa Lubrense, aveva ipotizzato che potesse trattarsi dei resti di una villa Patrizia o di un antico santuario. Rilievi fotografici sono stati realizzati anche da Marco Gargiulo, esperto di immagini subacquee. La vicenda ha sollevato curiosità, con prospettive sulle potenzialità di un sito destinato ad ampliare l’attenzione degli appassionati del mare della penisola sorrentina. Michele Giustiniani, presidente della Riserva marina protetta di Punta Campanella, a Marina Lobra vive fin dalla nascita. Conosce ogni anfratto sopra e sotto il mare. Manifesta curiosità, ma anche scetticismo che possa trattarsi di una scoperta di notevole rilevanza archeologica. «In quest’area – spiega - i reperti archeologici presenti sono tantissimi. Ci siamo, tuttavia, attivati per sollecitare i controlli e gli approfondimenti del caso. Laddove fosse confermata la portata ipotizzata della scoperta, chiederemo alla Capitaneria di porto di emanare un'apposita ordinanza di interdizione all'accesso nello specchio d'acqua interessato. Dopo il sopralluogo dei tecnici aspettiamo le valutazioni e gli studi che porteranno alle conclusioni i vertici della Soprintendenza».

Il sopralluogo nell’area interessata dai ritrovamenti è stato effettuato ieri mattina. Il sito giace ad una profondità variabile tra tre e 9 metri. Bocche cucite, ovviamente, da parte dei tecnici che relazioneranno ai vertici della Soprintendenza sulle risultanze emerse dall'indagine. Prudenziali le ipotesi anche da parte di appassionati ed esperti di archeologia della zona. Notizie approssimative, infatti, si sono soffermate sulla possibilità che il sito appartenga a un tempio, ipotizzando anche im riferimento al tempio delle Sirene. Alcune fonti, infatti, farebbero riferimento alla presenza di un tempio a Marina della Lobra. «Questa ipotesi – spiega Felice Senatore, direttore della rivista Oebalus. Studi sulla Campania nell'Antichità – è emersa sulla scia di testimonianze di alcuni studiosi del passato che hanno ritenuto che “Lobra” derivasse dal latino “delubrum”, tempio. Tutto qui. Non c'è nessuna fonte classica che attesta l'esistenza di un tempio a Marina della Lobra. Inoltre, il rinvenimento di resti di statue in località Fontanella ha fatto ipotizzare l'esistenza del tempio delle Sirene, ma è stato provato che i reperti stessi appartengono a una villa romana. Si è parlato anche di rinvenimenti subacquei del famoso tempio di Atena, citato da Livio, Strabone r Stazio, ma anche questa ipotesi è da scartare perché sappiamo con certezza che il tempio di Atena (Minerva) si trovava a Punta Campanella, come testimonia l'iscrizione osca scoperta da Mario Russo. Lo stesso archeologo ha catalogato anche altri reperti che confluisono su Punta Campanella».

  • Pubblicato: Mercoledì, 29 Novembre 2017

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